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Perché Fosbury

  • di Roberto Li Causi

Tocca allo spilungone di Portland. Dagli spalti qualcuno indica la chioma ondulata del ragazzo che indossa la pettorina numero 272. Lo si vede fare avanti e indietro a ridosso della pista di atletica, mentre la voce metallica dello speaker si fa spazio tra il brusio della folla ammassata sulle tribune dello stadio Olimpico Universitario di Città del Messico: “la varilla en el salto de altura està colocada… Leggi tutto »Perché Fosbury

La faglia

  • di Lila Veneziani

Certi suoni ti svegliano anche dal sonno più profondo. L’ho sentito chiaramente, all’inizio di questa storia, lo scricchiolio insostenibile che veniva da sotto i piedi, dalla profondità delle rocce. Il rumore sordo della terra che si muove, anche se non l’hai mai sentito prima, è primitivo e non puoi ignorarlo. Era la notte del 20 maggio 2012 quando l’eco di un terremoto reale riuscì a scaraventarmi giù… Leggi tutto »La faglia

Le parole per dire neve

  • di Lila Veneziani

Dopo più di cent’anni di dibattito, ancora non si sa quante parole abbiano gli eschimesi per dire “neve”. Le indagini antropologiche e linguistiche sugli Inuit e sugli altri popoli delle zone artiche (il primo antropologo a parlarne fu Franz Boas nel 1911) non sono mai riuscite a trovare un accordo sul tema: chi sosteneva fossero 5, chi 27, chi addirittura 100, ma proprio questa varietà di risultati… Leggi tutto »Le parole per dire neve

“Noi siamo un dialogo” (Stanghellini, 2017) – un commento

  • di Silvia Noris

La lettura del libro “Noi siamo un dialogo” di Stanghellini mi ha suscitato diverse riflessioni e associazioni di idee, pensieri e immagini; le espliciterò così come mi sono venute, senza dare allo scritto una struttura compatta e coerente. L’alterità che alberga in noi Nei capitoli “Il dialogo con l’alterità” (pagg. 38-43) e “Il perturbante e il doppio segretamente familiare” (pagg. 46-49), si parla di una alterità non… Leggi tutto »“Noi siamo un dialogo” (Stanghellini, 2017) – un commento

Nessun rispetto per la morte

  • di Vanina Sartorio

La morte è l’ultimo tabù rimasto nella nostra società, cosiddetta occidentale e, forse proprio per questo, il più potente. Potrebbe sembrare un controsenso, dal momento che la facilità di connessione che caratterizza la comunicazione digitale sembra abbattere le barriere e dare una maggiore libertà di espressione su qualsiasi argomento. Tuttavia, l’ipercomunicazione digitale, priva di sguardo e voce corporei, tende ad annullare la lontananza, senza per questo favorire… Leggi tutto »Nessun rispetto per la morte